I buoni (s)propositi
Eccoci qua con la (quasi) prima newsletter del 2024. Che arriva proprio in quei giorni, tra fine gennaio e inizio febbraio, in cui i buoni propositi, a volte più spropositi, vanno a morire: non è che il primo gennaio siamo poi tanto diverse da quelle che eravamo il 31 dicembre, purtroppo o per fortuna. Sappiate che se già avete gettato la spugna, siete in ottima compagnia, se invece siete ancora pimpanti e motivate, buon per voi!
Noi abbiamo mollato praticamente subito vari progetti di palestra-teatro-amiche-benessere vario e assortito, ma resistiamo tetragone a promuovere la parità di genere: infatti anche nel 2024, ci dicono i dati, il patriarcato non sparirà – malgrado la grande bordata che gli è arrivata dal film di Barbie 😉. Quindi olio di gomito e avanti, un pezzetto per volta.
Meglio se però andiamo avanti tutte assieme, magari. Siamo quindi state molto contente e anche un po’ piacevolmente sorprese di essere state citate questo mese tra i “i luoghi più interessanti da conoscere sul tema del femminismo oggi” in un articolo su Startup Italia di Paola Centomo. Bello stare insieme a tante colleghe che seguiamo e stimiamo! Con alcune collaboriamo anche, e speriamo di avere smempre più occasioni anche nel 2024 (eccolo, un altro buon proposito.. certo che si autoriproducono..).
Un buon proposito per tutte (e tutti) sarebbe di sicuro un impegno serio nella lotta alla disuguaglianza economica che chiami in causa le élites politiche: se guardiamo al divario tra persone ricche e persone povere nel 2024 siamo praticamente messe come ai tempi di Downton Abbey. Giusto per darvi un’idea: dal 2020, mentre per 5 miliardi di persone la situazione economica peggiorava, i ricchi della terra (spoiler: tutti uomini e tutti bianchi) si arricchivano ulteriormente. E le donne? Come al solito sono lasciate indietro. Ne parliamo nel post Disuguaglianza economica: dal 2020 i ricchi sono diventati più ricchi.
Un’altra picconata al patriarcato necessaria sarebbe quella al gap di genere nella salute: anche se vivono più a lungo, le donne vivono in cattiva salute un numero maggiore di anni degli uomini e hanno quindi bisogno di essere curate adeguatamente, cosa che non avviene ancora. Se non si vuole affrontare questo problema per ragioni di equità, almeno che lo si faccia per i soldi: con la parità di genere nella salute l’economia mondiale riceverebbe un impulso di 1 trilione di dollari. Nell’attesa, le donne tendono a ricevere diagnosi più tardive degli uomini, la ricerca su disturbi tipicamente associati alle donne riceve meno fondi e la vicenda del taglio da parte del governo al Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione (con poi la toppa di 10 milioni di euro) sottolinea come ci sia ancora troppa poca attenzione a disturbi che colpiscono non solo le donne, ma anche soprattutto le donne. Ne abbiamo scritto nel post Quando la salute delle donne diventa una tassa nascosta e ne abbiamo parlato anche con Jessica Masucci per il suo podcast Stati di Salute nella puntata I soldi delle donne: quanto incidono le disparità economiche di genere sulla salute?
Sempre in tema di salute, economia e patriarcato: a gennaio abbiamo parlato di una nuova “pink tax”, in realtà antichissima, ovvero il mancato accesso all’aborto. Ancora una volta, guardiamo agli USA e agli stati che hanno praticamente proibito l’aborto, anche nei casi più estremi, con gravi rischi per la salute delle donne. Quello che non si vede subito è però anche l’elevato costo umano ed economico che questo comporta, essendo oramai un rischio generalizzato per tutte le donne, e non più principalmente associato soprattutto alle donne povere e di colore come avveniva fino a pochi anni fa. A causa di leggi molto restrittive e ambigue il personale medico rischia spesso di non garantire neanche gli aborti terapeutici urgenti e necessari ma tende invece ad aspettare fino all’ultimo instante mettendo a rischio la salute e la vita delle donne.
Dagli USA all’Italia, anche qui, quanto a temi di disparità, questo mese c’è stato l’imbarazzo della scelta. Noi ci siamo prese il nostro pezzetto e ci siamo concentrate sul lavoro delle donne, in particolare quello negli studi professionali. Giovanna ha infatti partecipato all’evento celebrativo dei 20 anni di Fondoprofessioni, il fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua ai dipendenti degli studi professionali. E’ stata una occasione importante per fare il punto sulla parità di genere in questo settore e sulle potenzialità della formazione continua per contribuire a superarla. Potete trovare il suo intervento sulla rivista di Fondoprofessioni e sul nostro sito, Il diritto di contare delle donne negli studi professionali. Vi anticipiamo due numerilli, giusto per farvi venire la voglia di leggerlo: in Italia ci sono 144mila uomini liberi professionisti con dipendenti contro 53mila donne, che rappresentano quindi il 26,9% del totale. Per contro le donne rappresentano ben l’85% dell’occupazione dipendente impiegata negli studi, prevalentemente in funzioni di supporto all’amministrazione, attività di segreteria e altre mansioni di tipo impiegatizio correlate allo specifico settore di business dello studio.
Cos’altro sta succedendo nel mondo
Il 2024 non è cominciato benissimo per l’Argentina, che con il governo del nuovo presidente Milei - dichiaratamente antifemminista - si deve tener forte e cercare di proteggere i diritti delle donne e delle minoranze. Potete leggere come vanno le cose nel post Diritti delle donne in pericolo in Argentina.
A Gaza la situazione è infernale. La particolare vulnerabilità di donne e bambini e bambine ne ha determinato un vero e proprio massacro. La situazione delle donne incinte a Gaza è particolarmente drammatica: molte donne partoriscono fuori dalle strutture ospedaliere, ormai ridotte ai minimi termini, e le cure prenatali sono praticamente inesistenti. Di conseguenza, la mortalità materna ed infantile sono in aumento. Ne parla un ottimo articolo del Washington Post: War in Gaza is making childbirth a nightmare.
Una Corte d’appello sudcoreana ha ordinato al Giappone di risarcire le “comfort women” (donne di conforto) che durante la seconda guerra mondiale sono state costrette a prostituirsi e che sono state anche spesso schiavizzate dai soldati giapponesi. Nel corso degli anni la questione delle comfort women (un eufemismo usato dai giapponesi) è stato causa di tensioni tra i due paesi. Sono ormai poche le comfort women sopravvissute – su un numero totale, per le coreane di circa 142.000.
In Kenya migliaia di persone hanno protestato contro i femminicidi: dall’inizio dell’anno sono state infatti uccise 14 donne. Si è trattato della più grande manifestazione contro la violenza di genere mai avvenuta nel paese e si stima che dal 2016 alla fine del 2023 siano state almeno 500 le donne vittime di femminicidi nel paese.

Che cosa stiamo vedendo, leggendo, ascoltando
Stiamo (ri)vedendo (Federica con sua figlia) Heartstopper, la storia d’amore tra due ragazzi, Nick e Charlie. Lo show è tratto da una serie di graphic novels che ha avuto un grande successo, meritatamente.
Stiamo leggendo Demon Copperhead, di Barbara Kingsolver. Il romanzo parla delle vicende di Demon Copperhead, un bambino e poi adulto che vive in Appalachia intrecciandole con i problemi che affliggono questa parte degli Stati Uniti: povertà e abuso di oppiacei. Malgrado i temi trattati, il libro riesce ad essere divertente e Demon è un personaggio che rimane nel cuore.
Stiamo ascoltando: praticamente abbiamo ascoltato noi stesse, nel podcast I soldi delle donne: quanto incidono le disparità economiche di genere sulla salute? .
Quindi ascoltateci anche voi!
Come al solito, grazie per il vostro tempo!




