Lavori in corso!
A maggio (quasi) ogni anno succede il miracolo: per qualche mese le vostre affezionatissime saranno addirittura nello stesso paese, con incontro (di persona) a Genova! Follie, proprio.
Siccome l’ultima volta che ci abbiamo provato ci si è messo di mezzo il Covid, teniamo le dita incrociate e speriamo che vada tutto bene.
Seguirà naturalmente reportage fotografico, siccome l’unica foto che ci ritrae insieme è questo selfie maldestro e scattato anni fa su un binario di Porta Nuova a Torino. Quindi tenetevi pronte!
Per maggio abbiamo anche una piccola novità: questa è la prima newsletter che parte da una nuova (per noi) piattaforma, Substack.
Su Substack abbiamo modo, un po’ più libere da algoritmi, di avere un rapporto diretto con chi ci legge: non solo la nostra newsletter vivrà su Substack, ma postiamo e posteremo spesso brevi note su argomenti che ci interessano, e più in là abbiamo in programma di esplorare la possibilità di fare dei brevi podcast.
Abbiamo anche il sogno nel cassetto di fare dei Dossier di approfondimento come piace a noi.
Avete voglia di più Ladynomics come ne abbiamo noi? Vi ascoltiamo! Commentate su Substack e scriveteci su ladynomics@gmail.com se avete il piacere di scambiare due idee con noi.
Intanto, ripensiamo a questo mese.
Maggio è stato, come sempre, il mese dedicato al lavoro che abbiamo quindi iniziato con una riflessione - che per noi vale la pena leggere tutto l’anno - sul lavoro delle donne. Non sono buone notizie, come sappiamo tutte, anche per esperienza personale, e il problema del lavoro femminile in Italia dura da così tanto tempo che ha attraversato governi di ogni colore. Quindi, forse, bisogna andare un po’ più in profondità e ricordarci che l’offerta dei partiti politici su questo tema è sempre stata evanescente, mai nessuno che alle elezioni abbia fatto promesse di piani straordinari di occupazione femminile, per fare un esempio. Questo perché è oramai chiaro, grazie anche ai sondaggi, che una simile promessa non smuove voti, manco quelli delle stesse donne. Sarebbe davvero necessario che le donne cominciassero a chiederlo politicamente, il lavoro, di qualità e ben pagato. Il resto lo trovate nel post #1maggio: diciamola tutta, su donne e lavoro.
Di donne e lavoro, inevitabilmente, abbiamo scritto parecchio, e siccome riverete questa newsletter il 2 giugno ci pare giusto citare la nostra serie di post sulla Costituzione delle donne e la domanda, per noi importante: Articolo 1 - Ma l’Italia è una repubblica fondata anche sul lavoro delle donne? La risposta breve è sì, l'Italia è una Repubblica Democratica fondata anche sul lavoro, sulla fatica delle donne. Tanta fatica. Ma vale la pena leggere tutto il post.
Il lavoro delle donne non si esaurisce nella sfera domestica o sul mercato del lavoro, ma include anche il lavoro che facciamo sui nostri corpi. Chi più chi meno, spesso lavoriamo per essere belle, o meglio per conformarci all’ideale di bellezza del momento. Nell’epoca dei social media, di filtri, di photoshop, al di là di gran discorsi sulla body positivity, o sulla body neutrality, prevale l’idea del corpo femminile come un work in progress, che dobbiamo amare ed accettare, ma fino ad un certo punto: si può sempre migliorare. Questa idea risponde a precise decisioni di natura economica, che sono particolarmente evidenti nel caso della Corea del Sud dove la cultura visuale prodotta dal governo, e persino le band di K-Pop (sì proprio loro!) sono veicoli per la promozione di canoni di bellezza stringenti, che a loro volta alimentano un florido settore economico, quello della skincare, e quello della chirurgia plastica. Ma c'è, per fortuna, sempre la resistenza: le coreane prima con #EscapeTheCorset e poi con il movimento delle 4B stanno dicendo “no grazie” a modelli di bellezza impossibili, e più in generale al patriarcato.
Ne abbiamo scritto nel post Il K-pop, la bellezza e le coreane.
P.S. ovviamente gli uomini non sono immuni alla pressione per raggiungere standard di bellezza piuttosto stringenti, ma le donne sono maggiormente giudicate in base al loro aspetto fisico.
D’altra parte però, alla domanda che abbiamo piazzato secca e a tradimento nelle nostre storie su Instagram, “Farsi belle: lavoro o piacere?” La maggioranza (67%) ha votato per il piacere: la bellezza non è solo lavoro, ma può anche essere un piacere, uno spazio di tempo che ci si prende per se stesse. L’articolo Doing Beauty as African Feminists, che parla dell’ambivalenza del prendersi cura del proprio corpo a fronte di canoni di bellezza occidentali imposti dal colonialismo e anche del piacere di rituali legati alla cura del corpo, tocca proprio questo tema.
Per esempio andare in un hammam o alle terme con le amiche è un rituale che parte dalla cura del corpo ma permette anche di passare del tempo insieme, di prendersi del tempo per curare le relazioni tra le persone.
Nella nostra rassegna sui diversi tipi di lavoro delle donne, abbiamo parlato delle donne che lavorano in politica: non ci sono mai state così tante donne al potere come nel 2023. Da un lato viene da essere contente per la maggiore visibilità delle donne nei luoghi dove si prendono le decisioni ma, al solito, ci si deve chiedere quali donne sono elette, quali sono le loro idee e se porteranno beneficio a tutte coloro che il potere non ce l’hanno. Comunque sia, i numeri, pur con qualche disparità a livello regionale, non sono terribili. Soprattutto in Turchia, a seguito delle recenti elezioni, che purtroppo hanno riconfermato Erdogan (grazie anche al supporto di donne conservatrici), sono state elette ben 121 donne su 600 parlamentari. Vedremo cosa succede.
Il lavoro è poi soprattutto fatica, e non esiste fatica più grande di essere donne in una situazione di disuguaglianza di genere. Non solo, la disuguaglianza di genere cambia il cervello. In peggio, of course! Lo afferma uno studio che ha rilevato un assottigliamento della corteccia cerebrale dell'emisfero destro nelle donne che vivono in situazioni di disuguaglianza di genere. Nelle donne che vivono in contesti più egualitari e negli uomini non si osserva questo cambiamento, che espone a maggiori problemi di salute mentale e potenzialmente a un rendimento scolastico peggiore. La tesi è che lo stress sistemico a cui si è sottoposte in quanto donne (certo poi bisogna considerare altri elementi, come classe sociale, origine etnica, etc.) provochi questi cambiamenti.
Lo stress sistemico è simile a quello subito da minoranze etniche di genere e sessuali, segno che la diversità - ovvero non essere un uomo bianco, etero, costa cara.
A chi è divers*.
Lo si vede anche nel mercato del lavoro: Vivianne Ming ha osservato come esista una tassa nascosta legata al non essere un uomo bianco: donne, persone che appartengono a minoranze etniche e sessuali devono studiare più a lungo degli uomini (spendendo più denaro) per vedere le loro competenze riconosciute dalle aziende e ottenere le stesse posizioni lavorative.
E quindi certo, anche le aziende devono fare la propria parte, e dobbiamo dire che molte ci stanno provando, mostrando un’attenzione crescente per la parità tra certificazione di genere, politiche di diversity e ESG, anche se sappiamo quanta strada ci sia ancora da fare.
Per questo siamo state molto contente di prendere parte all’evento di Volvo Trucks organizzato dalle amiche di REA - REagire alla Violenza - e dedicato alle molestie sul luogo del lavoro. Un pomeriggio bello, arricchente ed interessante per tutte e tutti.
Certo, lavorare, anche per le donne, significa guadagnare e pagare tasse, con le quali finanziare servizi, il welfare e quindi anche altro lavoro. In questo senso le tasse ci piacciono! Recentemente la nostra Presidente del Consiglio ha invece paragonato le tasse ad un pizzo di stato riferendosi alle piccole realtà imprenditoriali. Certamente l’evasione fiscale da parte di grandi multinazionali rappresenta un problema globale, di cui peraltro il femminismo deve occuparsi (ne abbiamo parlato ampiamente qui) e che va affrontato.
Pagare le tasse è comunque un principio costituzionale alla base del nostro vivere democratico, quindi no way, le devono pagare tutte le aziende, grandi e piccole, e ogni cittadino/a.
Se usati bene solo i soldi delle tasse possono garantire il benessere della collettività e soprattutto delle persone più vulnerabili e marginalizzate - tra cui le donne.
Nel nostro paese fortunatamente l’evasione fiscale è in calo: tra il 2015 ed il 2019 è diminuita di circa 7 miliardi di euro, ma comunque per il 2019 la stima dell’evasione fiscale nel nostro paese ammontava a 99 miliardi di euro; nel 2019 l’Italia si è piazzata quinta in Ue per evasione dell’IVA – 21,3% evasa – dopo Romania (34,9%), Lituania, Malta e Lettonia. Le percentuali sono ben più basse nelle economie forti del continente: la Germania presenta un’evasione Iva a meno del 9%, seguita dalla Francia al 7,4% e dalla Spagna al 6,9%.
Quindi siamo sempre qui. Passetti avanti, ma non troppo, su salite comunque impervie. Ma avanziamo!
Vedremo tra un mese le buone notizie che ci porterà giugno, che ne abbiamo tutte bisogno, vero?
Intanto: che cosa stiamo leggendo, ascoltando, e guardando
Dire che lo stiamo proprio leggendo è un’esagerazione: è sul comodino il libro di Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano e appena finita l’ennesima rilettura del Signore degli Anelli - dove le donne scarseggiano - lo cominceremo.
Vi raccomandiamo però (e lo abbiamo letto tempo fa) Sette peccati necessari-Manifesto contro il patriarcato di Mona Eltahawy. Non ve ne pentirete. Dopo averlo letto sarete decisamente arrabbiate, ma la rabbia aiuta ad agire.
Ascoltando: qualche puntata di Il Sottosopra, il podcast di Selvaggia Lucarelli sul tema influencers, social media e intelligenza artificiale. Un ascolto un po’ inquietante.
Guardando: mah, dopo aver rivisto Wednesday per la seconda volta con la piccola del clan Ladynomics, abbiamo cominciato a vedere con poca convinzione Rough Diamonds - non vale la pena e che ci ha solo fatto rimpiangere Shtisel. Ma abbiamo in programma la bravissima Hannah Gadsby ed il suo Something Special. (Se non lo avete visto recuperate il suo show Nanette).
Come al solito, grazie per il vostro tempo: scriveteci se avete commenti, domande. A presto!
Giovanna e Federica








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