Mimose snob.
Siamo scomparse, ma ritorniamo sempre - e anche in versione audio.
Ed eccoci qui! Com’è andato il vostro 8 marzo e dintorni?
Noi, lo confessiamo, abbiamo avuto un rifiuto: là fuori il mondo brucia e certa fuffa social ci irrita sempre di più. Così abbiamo praticato il boicottaggio più snob parlando del valore delle politiche sociali, argomento decisamente poco instagrammabile, in un post che trovate qui.
Abbiamo così ragionato, dati alla mano come sempre, su quanto anche alle aziende e al sistema produttivo converrebbe sostenere questo tipo di politiche, di solito invece vere cenerentole che soccombono a ogni altro interesse. Oops…abbiamo proprio scritto cenerentole? Quando si dice l’inconscio…beh, certo, le donne sono le vere protagoniste delle politiche sociali, la cui debolezza non è quindi un caso e corrisponde alla fragilità pubblica ed elettorale delle donne.
I nostri buoni propositi anti-mondani di marzo hanno comunque poi capitolato, ma solo una volta, perché ne valeva davvero la pena. Giovanna ha infatti ricevuto, con la sua tipica disinvoltura e agilità da sequoia secolare, il Premio mimosa 2024 assegnato ogni anno da UDI Monteverde per la “professionalità e per l’approccio di genere alle problematiche di welfare e di lavoro delle donne con soluzioni originali e coraggiose”. Un riconoscimento personale nella forma ma collettivo nella sostanza. Noi lo consideriamo un premio anche a Ladynomics e un incoraggiamento a fare di più e meglio per il futuro.
Per il resto, il nostro marzo è stato soprattutto rivolto a quello che succede oltre i nostri confini.
Giovanna è stata infatti negli USA a conoscere la nuova nipotina appena nata, un bagno di prima infanzia e un ripasso di puericultura totale, scoprendo che il ruolo della zia è un vero spasso, niente preoccupazioni o ansie, solo gioia e contemplazione. Si è così ricordata della tempesta, bella ma sfinente, che ha attraversato con i propri figli e che essere neogenitori, soprattutto neomamme, è certo meraviglioso ma anche faticosissimo. Passando dal personale al politico, bisogna davvero aiutare di più le giovani famiglie, non basta ululare alla denatalità e poi mollarle con il cerino in mano.
Per fortuna tra i più giovani qualcosa sta cambiando, e sempre più neopadri cominciano a comprendere il valore di prendersi cura dei figli e a voler essere più coinvolti. Certo, anche loro devono essere messi nella condizione di poterlo fare. Per questo abbiamo festeggiato la Festa del papà, in collaborazione con Piano C, scrivendo di congedi di paternità. Nel post I padri, le madri, e i congedi di paternità abbiamo evidenziato come il congedo di paternità faccia bene a tutte le persone coinvolte: si rafforza il legame tra padre e bambino/a, si promuove un sano sviluppo di bambini/e, e soprattutto fare i padri “forma” il cervello ad accudire i propri figli e figlie. La ricerca in materia ha osservato che padri si diventa: il tempo trascorso con i bambini e bambine è un fattore fondamentale per la “costruzione” del cervello paterno”. Peraltro succede anche per il cervello materno, con buona pace dell’istinto : è il contatto con i neonati e le neonate che ci insegna a prenderci cura di loro. Inoltre, dividere meglio il lavoro di cura migliora le relazioni con il/la partner. Il resto lo potete leggere nel post.
Anche Federica ha viaggiato, e ha passato alcuni giorni in Messico. Purtroppo non ha visitato la casa di Frida Kahlo perché non si è organizzata per tempo (sigh!) ma ha mangiato qualunque cosa soprattutto nei banchetti dei mercati e lungo la strada, per la stragrande maggioranza gestiti da donne, che vendono cibo delizioso. Il reddito che deriva da questa attività è fondamentale per il sostentamento delle famiglie. Anche se le messicane stanno piano piano recuperando terreno, la loro partecipazione al mercato del lavoro è ancora piuttosto limitata: a fine 2023 il 46,5% di tutte le donne messicane in età lavorativa era impiegata nel settore formale e informale contro una media per l'America Latina del 53,3%. Nel paese il 54% delle donne occupate lavorano nel settore informale (come preparazione e vendita del cibo) e quindi se da un lato non pagano le tasse, dall’altro non hanno nemmeno diritto alla sicurezza sociale e al salario minimo giornaliero, che ammonta a circa 250 pesos (circa 14 euro).
A proposito di lavoro e di donne, grazie alla visita a una studiosa italiana che vive in Messico, abbiamo scoperto un settore lavorativo decisamente di nicchia: fare le sarte che creano vestiti per le bambole di Gesù bambino (il Niño) che molte famiglie messicane custodiscono in casa e si tramandano di generazione in generazione. Periodicamente il Niño ha bisogno di nuovi vestiti e durante la pandemia, comprensibilmente, sono stati molto richiesti gli abiti da medico. Ogni anno, il 2 febbraio, il Niño, con i suoi vestiti nuovi, viene portato in chiesa dove viene benedetto per l’anno successivo.
Dopo il cibo dei banchetti del mercato di Tepoztlán Federica e famiglia si sono concessi la botta di vita di mangiare da Rosetta a Città del Messico, uno dei ristoranti di Elena Reygadas, premiata come la chef donna migliore del mondo nel 2023. Il settore della ristorazione di alto livello è ancora piuttosto dominato dagli uomini, quindi bravissima Elena Reygadas, che non solo sa cucinare, ma scrive anche piccole pubblicazioni (dei cuadernos) su vari argomenti, come l’influenza del neoliberismo sulla dieta moderna, e l’impatto delle politiche alimentari nazionali sulla società e sulla cultura del paese.
Passando ad altro cibo e a questioni decisamente meno amene, ci ha colpite molto un’inchiesta del NY Times The Brutality of Sugar: Debt, Child Marriage and Hysterectomies in collaborazione con The Fuller Project sulla coltivazione della canna da zucchero, pubblicato anche su Repubblica (accessibile per chi ha l’abbonamento). Nel corso del tempo ci siamo già occupate di sfruttamento soprattutto di lavoratrici del Sud del mondo impiegate nel settore della fast fashion (qui, qui, e qui) evidenziando come il poco che paghiamo questi vestiti non tenga conto degli altissimi costi umani e ambientali.
Lo stesso vale anche per la Coca Cola e la Pepsi, il cui alto fabbisogno di zucchero per la produzione delle loro bibite ha fatto sì che queste due multinazionali creassero una vera e propria economia dello zucchero nello stato indiano del Maharashtra. Queste piantagioni di canna da zucchero sono caratterizzate da condizioni di lavoro indecenti e dallo sfruttamento del lavoro infantile. Non solo, spesso le donne che ci lavorano sono spinte a ricorrere a delle isterectomie non necessarie dal punto di vista medico in modo da poter continuare a lavorare nelle piantagioni senza il problema di dover gestire le mestruazioni e per evitare di rimanere incinte.
Insomma, la Coca Cola a queste condizioni va di traverso.
Più sul versante delle notizie positive, sempre in India, a causa di un aumento della migrazione interna da parte degli uomini, c'è stato un incremento delle famiglie con una capofamiglia donna. Vivere da sole con i figlie e le figlie può essere un’ opportunità per molte donne per finalmente lasciare la casa della famiglia del marito, che di solito continua a esercitare un certo controllo su di loro, con conseguenze positive: "Nei casi in cui una donna è in grado di creare da sola una famiglia indipendente, assistiamo a un reale cambiamento nella sua capacità di prendere decisioni, nella sua probabilità di assumersi alcune responsabilità finanziarie, e anche delle attività agricole". I mariti assenti non hanno altra scelta se non allentare il controllo sulle mogli, che quindi si sentono più libere di vivere la propria vita, con un effetto potenzialmente positivo sull'uguaglianza di genere anche sulle giovani generazioni, che vedono le madri come dei modelli.
Altre cose successe nel mondo:
Vincere alla lotteria, anche per le altre: in Gran Bretagna la vincitrice dell'EuroMillions Zoe Hoare si è organizzata e con altre persone che hanno vinto la lotteria nel sud-ovest dell'Inghilterra ha creato una boutique temporanea gratuita per le madri che hanno difficoltà a rientrare nel mercato del lavoro. Alle madri vengono offerti nuovi guardaroba che le facciano sentire più sicure di se stesse e le incoraggino nella ricerca di lavoro.
Sono passati 30 anni dal genocidio del Ruanda. Ne scrive Internazionale nella sua newsletter sull’Africa, sottolineando che dal 7 aprile in Ruanda partiranno gli eventi commemorativi di questo terribile evento che ha fatto tra le 800.000 e 1 milione di vittime nel corso di soli 200 giorni e che ha visto lo stupro di massa utilizzato come strategia di guerra (si stima che siano state violentate tra 100.000 e 250.000 donne e bambine); il Ruanda è anche stato il primo paese a perseguire lo stupro di massa come crimine di guerra.
Questa notizia è per tutte quelle che stanno pensando di farsi una corsetta intorno all’isolato ma non ne hanno molta voglia: Jasmin Paris è stata la prima donna a terminare la maratona di Barkley nel Frozen Head State Park del Tennessee. Si tratta di una corsa durissima di 100 miglia (160 km), che già non è male, con anche 16.500 metri di dislivello – l’equivalente di scalare l’Everest due volte. Il tutto va fatto entro 60 ore. La Paris è riuscita a terminare le corsa in 59:58:21. Avete letto bene.
Cosa stiamo leggendo, ascoltando, vedendo
Vedendo: mah, mica tanto. Abbiamo visto al cinema They shot the piano player sulla scomparsa nel 1976, in Argentina, di Francisco Tenório Júnior, un talentuoso pianista brasiliano che era anche uno degli esponenti più importanti del movimento della musica samba-jazz. Non c’entra nulla con le donne e l’economia, ma c’entra la politica!
Ascoltando: continua la forte dipendenza da podcast di Federica per cui l’80% delle sue conversazioni cominciano con “Ho ascoltato un podcast l’altro giorno…” ma al momento i podcast sono stati scalzati dall’ascolto con la figlia de Lo Hobbit. Quando si tratta di Tolkien, anche i podcast si devono arrendere.
Leggendo: dopo aver finito The Poisonwood Bible, siamo ormai delle grandi fan di Barbara Kingsolver, quindi abbiamo sul comodino The Bean Trees. Entrambi i libri sono stati tradotti in italiano: L’albero velenoso della fede e L’albero dei fagioli. Notiamo solo ora il tema dell’albero. Comunque strepitoso anche il suo Demon Copperhead, anche questo disponibile in italiano. Non ha alberi nel titolo, ma ce ne faremo una ragione.






